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24/06/1474 Conversazione con Ispanico


Venezia - Negli ultimi giorni, alcuni documenti provenienti dalle stanze più riservate dell'Impero hanno acceso un dibattito all'interno degli ambienti sani dello SRING e, naturalmente, anche in Serenissima.
Le carte rese pubbliche hanno infatti portato l'attenzione su un abietto progetto e su discussioni strategiche maturate negli ultimi mesi, tra cui l'ormai nota proposta di colonizzare Venezia. Ma non è questo l'unico elemento ad aver suscitato interrogativi, perché tra i nomi presenti nelle discussioni compare anche quello di Jean de Brabant, figura da anni al centro di polemiche per i suoi stretti rapporti con ONE e la cui influenza negli ambienti imperiali avrebbe dovuto cessare secondo gli impegni assunti in occasione della pace con R2S.
Una presenza che ha portato molti osservatori ad interrogarsi sulla reale continuità tra la precedente gestione Atum e l'attuale amministrazione imperiale. Al di là delle singole responsabilità, i documenti sembrano infatti delineare l'esistenza di un sistema di potere nel quale persone, idee e relazioni sopravvivono ai cambi di governo, attraversano amministrazioni diverse e mantengono un'influenza costante sulle scelte strategiche dell'Impero.
A portare questi documenti all'attenzione dell'opinione pubblica è stato IspanicoII, che ne ha diffuso il contenuto. Per comprendere meglio la sua lettura dei fatti, KAP Venezia lo ha incontrato e gli ha rivolto alcune domande.

Filangieri (KAP Venezia):
Lord Ispanico, è un piacere incontrarvi e grazie per aver accettato questa intervista. Per i lettori che vi conoscono meno, vi chiedo brevemente di dirci: chi è Ispanico? Qual è stato il percorso politico e quali eventi ritenete abbiano maggiormente segnato la vostra vita?

Ispanico:
Chi è Ispanico? Non saprei dirlo con certezza, e diffido di chi si definisce troppo facilmente. L’uomo non è una statua compiuta, ma una figura cangiante, scolpita ogni giorno dagli occhi di chi la osserva. Per alcuni sono stato un ribelle, per altri un empio, un seduttore, un soldato, un traditore, un re o un folle sognatore. Io, più semplicemente, sono un uomo che ha cercato di vivere con intensità. Un uomo che ha vissuto la vita al massimo facendo sempre ciò che credeva giusto. Ognuno si muove in base alla propria fame, ma molti hanno lo stomaco debole. Chi ha fame di potere chiama “ordine” la catena che impone agli altri; chi ha fame di sicurezza si accontenta di qualunque catena pur di avere un riparo. La mia fame è diversa: è fame di libertà e di giustizia vissuta a testa alta. Ho vissuto la vita al massimo, senza sconti, facendo sempre e solo ciò che ritenevo giusto, anche quando il mondo intero lo chiamava errore. Se ho bruciato ponti o assaltato palazzi, non l'ho fatto per distruggere, ma perché persino un crollo, se vissuto in nome della libertà, ha uno splendore che appartiene solo a chi ha il coraggio di scegliere il proprio destino.Non mi proclamo innocente, né chiedo assoluzioni. Chiedo solo di essere guardato per ciò che sono stato: non un santo, non un servo, non un uomo nato per chinare il capo. Un peccatore, forse, ma mai un’anima tiepida.

Filangieri (KAP Venezia):
Chi era Glamoran per Ispanico e cosa è cambiato nel corso degli anni?

Ispanico:
Ci sono persone che incidono la tua storia e altre che ne sfiorano appena il bordo. Glamoran non è stata un faro né una tempesta, ma solo un po' di vento contrario. Più che un capitolo, una parentesi che ho già chiuso. Quando si vive con intensità, si impara a distinguere ciò che pesa da ciò che fa solo polvere. Lei, nel mio cammino, è stata solo polvere che il tempo ha già disperso.

Filangieri (KAP Venezia):
Negli ultimi giorni molte persone hanno concentrato la propria attenzione solo sulla figura di Glamoran. Secondo voi il punto centrale della vicenda è davvero Glamoran, oppure il fatto che all'interno dell'Impero sia esistito un progetto abietto che coinvolgeva molte persone – non solo Glamoran - e che prevedeva la colonizzazione di Venezia?

Ispanico:
No, il punto centrale non è Glamoran. O almeno, non solo lei. Se ho concentrato parte del racconto sulla sua figura, è perché ne conosco la storia, il percorso, le contraddizioni. Non volevo ridurla a una vendetta personale, né trasformarla nell’unico capro espiatorio di questa storia. L’ho fatto perché il suo nome è una lente: attraverso di lei si vede chiaramente il volto di chi oggi siede nelle stanze imperiali e pretende di decidere il destino dei popoli. Glamoran è un esempio. Un volto. Una porta d’ingresso. Ma dietro quella porta c’è un sistema. Il vero scandalo è che dentro l’Impero sia stato anche solo concepibile trattare Venezia come una terra da conquistare, amministrare e rimodellare secondo i desideri del vincitore. Questo è il fatto grave. Non il mio giudizio su Glamoran, non il suo passato, ma la cultura politica che ha legittimato questo pensiero. Quando un potere discute del destino di una città libera come se fosse materia inerte, uno spazio vuoto da riempire o un corpo da piegare, non siamo più di fronte all'errore di un singolo. Siamo davanti a una malattia profonda. Per questo non accetto che si chiuda la faccenda sacrificando un solo nome. Sarebbe troppo comodo per tutti. Glamoran è la figura che ho scelto di indicare perché la sua parabola rende visibile la decadenza dei salotti imperiali. Ma l'orrore vero è che quel modo di pensare abbia trovato spazio, ascolto e piena cittadinanza nel cuore delle istituzioni. Io non sto indicando una donna. Sto indicando una mentalità. Ed è quella mentalità, oggi, a essere molto più pericolosa di qualsiasi singolo volto.

Filangieri (KAP Venezia):
I difensori di Glamoran sostengono che il progetto dei 130 coloni non fosse suo ma del suo predecessore. Tuttavia, leggendo i documenti, colpisce un altro elemento: indipendentemente da chi abbia formulato la proposta, attorno al tavolo sedevano e siedono gli stessi nomi che da anni e anni guidano l'Impero, incluso Jean de Brabant. Alla luce di ciò, ritenete che il vero tema sia la responsabilità individuale di una sola persona oppure il fatto che figure legate all'era Didicus/Atum e ai rapporti con ONE continuino a esercitare un’enorme influenza all'interno dei processi decisionali imperiali, con il silenzio e la connivenza di tutti, inclusa la stessa Glamoran?

Ispanico:
Il vero scandalo è che un’aberrazione del genere abbia potuto circolare liberamente nelle stanze imperiali. Che sia stata discussa, valutata, persino ereditata come una normale opzione politica. Questo non è l'errore di un singolo; è il sintomo di una malattia profonda. Quando attorno ai tavoli del potere siedono, da anni, sempre gli stessi volti, le stesse influenze e le stesse ombre cresciute tra l’era Didicus, l’era Atum e i rapporti mai davvero chiariti con ONE, non si può parlare di un incidente di percorso. Questa si chiama continuità. In questo scenario, Jean de Brabant non è solo un nome: è il simbolo di una casta che sopravvive a ogni tempesta, a ogni promessa di cambiamento, a ogni disfatta. Cambiano i sovrani, cambiano gli slogan e le scuse, ma certe figure restano lì, cementate nelle fondamenta stesse dell’Impero. E allora la domanda vera è una sola: chi governa, davvero? Chi indossa la corona, o chi da decenni ne orienta le scelte nell'ombra? Il fulcro della questione non è Glamoran. È un Impero che recita il copione della svolta e poi stringe patti con i fantasmi del passato; un Impero che giura di voler voltare pagina, ma tiene il dito inchiodato sempre sullo stesso capitolo. Quando il potere non ha più la forza di liberarsi delle sue vecchie ombre, significa che quelle ombre hanno smesso di essere un residuo del passato. Sono diventate il vero governo.

Filangieri (KAP Venezia):
Dai documenti emerge l'immagine di un Impero che, già prima della guerra, ragionava sulla gestione di Venezia dopo una possibile conquista. Ritenete che questo rafforzi l'idea che le provocazioni e le tensioni dei mesi precedenti fossero parte di una strategia più ampia?

Ispanico:
Quei documenti, secondo me, fanno più che rafforzare un’impressione: mettono l’Impero con le spalle al muro. Certo, non voglio dire che ogni parola, ogni provocazione, ogni tensione dei mesi precedenti fosse stata scritta prima da qualcuno. La politica è spesso confusa: ci sono calcoli, paure, orgoglio, errori, improvvisazioni. Però qui il quadro cambia. Se prima ancora della guerra c’era già chi ragionava su come gestire Venezia dopo una possibile conquista, allora non siamo più davanti a semplici incidenti diplomatici. Vuol dire che qualcuno, nelle stanze imperiali, aveva già cominciato a guardare Venezia non come una città libera, ma come una preda. Ed è questo l’aspetto più grave. Una città non viene violata solo quando cadono le sue mura. Viene violata già nel momento in cui qualcuno comincia a immaginarla conquistata, amministrata, rimodellata secondo la volontà del vincitore. Per questo anche le tensioni dei mesi precedenti, alla luce di quei documenti, assumono un colore diverso. Sembrano parte di un clima alimentato giorno dopo giorno: isolare Venezia, descriverla come un problema, esasperare gli animi e preparare il terreno all’intervento. Forse non tutto era scritto. Ma una direzione c’era. Una fame c’era. E quando un potere pensa già al giorno dopo della conquista mentre ancora parla di diplomazia, allora il sospetto non è più fantasia: diventa giudizio politico.

Filangieri (KAP Venezia):
Alcuni osservatori vedono una continuità politica anche tra l'era Atum e l'attuale gestione Merkarios. Durante le trattative di pace con R2S erano state fornite rassicurazioni sul fatto che Jean de Brabant non avrebbe più avuto alcuna influenza sulle scelte strategiche dello SRING. E allora, secondo voi, perché è ancora lì?

Ispanico:
Parliamoci chiaro: io non ero nella stanza quando sono stati firmati i patti. Non conosco gli accordi non scritti, i favori incrociati o le promesse sussurrate a porte chiuse che tengono ancora certe figure inchiodate alle poltrone del potere. Non leggo nel pensiero. Però guardo i fatti. E i fatti dicono che, nonostante le solenni rassicurazioni sbandierate durante le trattative di pace, Jean de Brabant è ancora lì, seduto esattamente dove si decide il destino dell’Impero. Questo basta e avanza per farsi una domanda legittima: quelle promesse erano reali o erano solo fumo negli occhi per superare un momento difficile? Non mi interessa trasformare Brabant nel cattivo di un romanzo. Il problema è molto più serio. Se un uomo che doveva essere tagliato fuori dalle scelte strategiche continua a girare intorno ai dossier che contano, la colpa non è sua. È del sistema che glielo permette. Forse sa troppo. Forse pesa troppo. O forse, semplicemente, l'Impero non può permettersi il lusso di spezzare i fili che lo legano al passato. Non ho certezze, ho dubbi politici. Ma in politica la presenza fissa di certi nomi urla molto più forte di cento proclami di rinnovamento. Ecco perché la continuità tra l’era Atum e la gestione Merkarios non è la fantasia di qualche retroscenista malizioso. Se cambi l'insegna ma dentro il negozio trovi le stesse facce, le stesse influenze e gli stessi silenzi, trarne le conclusioni è inevitabile. La verità è semplice: Jean de Brabant è ancora lì perché l’Impero non ha mai voluto recidere le sue vecchie radici. E se la linfa è sempre la stessa, non basta cambiare il giardiniere per raccontarci che il bosco è nuovo.

Filangieri (KAP Venezia):
Dopo la pubblicazione dei documenti, che giudizio date dello stato attuale della classe dirigente imperiale?

Ispanico:
Il mio giudizio è netto: oggi la classe dirigente dell’Impero è nuda. Non è questo documento ad averla resa peggiore; si è solo limitato a spogliarla, mostrandola per quello che è sempre stata: un potere arroccato, logoro, abituato a confondere il governo con la proprietà privata e la strategia con la manipolazione. Ma la cosa più sconcertante non è nemmeno quello che avevano progettato alle spalle di Venezia. È quello che è successo dopo. Nessun sussulto di vergogna, nessuna rottura, nessun'assunzione di responsabilità. Solo arrampicate sugli specchi, burocratese difensivo e fango scaricato contro chi ha osato sollevare il velo. È questa la linea di demarcazione: una classe dirigente sana si scandalizza davanti all'abisso. Una classe dirigente in decomposizione si scandalizza della luce che lo illumina. L’Impero non è in mano a leader forti, ma a uomini terrorizzati dalla verità. E quando un potere inizia a temere la realtà più della sconfitta, la sua decadenza non è più un'ipotesi: è già cominciata.

Filangieri (KAP Venezia):
C’è qualcosa che vorreste aggiungere in conclusione?

Ispanico:
Ho letto l’articolo della Redazione Imperiale. Una difesa raffinata, quasi elegante: davanti a documenti di una gravità inaudita, l’Impero non trova di meglio che impartirmi una lezione di grammatica. Mi accusano di aver amputato il testo, confuso i soggetti, cercato una centralità che non mi appartiene. E allora chiariamo. Il punto del mio scritto non è mai stato attribuire a Glamoran la paternità di quel progetto. Il punto è denunciare il progetto in sé: un pensiero abietto, circolato indisturbato nelle stanze del potere, dove Venezia veniva trattata come terra vuota da piegare, riempire e correggere. Glamoran l’ho chiamata in causa per un motivo preciso: la sua parabola. Parliamo di una persona con un passato anti-imperiale, vicina a ONE, che ieri si presentava come nemica di questa corona e oggi si ritrova a servirne e difenderne le logiche più marce. Questa è la vera miseria politica e morale. Se poi quel piano sui coloni nasce dal suo predecessore, la sostanza non migliora. Peggiora. Significa che non è stato il delirio improvviso di un singolo, ma un disegno che l’Impero aveva già concepito, valutato e discusso. E la cosa più inquietante è che non sia stato fermato perché ritenuto indegno, ma solo perché difficilmente realizzabile. Non vi ha fermato l’etica. Vi ha fermato la logistica. Possono fare tutte le acrobazie grammaticali che vogliono. Possono insultarmi, definirmi irrilevante, mediocre o manipolatore. Non importa. La mia persona non conta nulla. Conta ciò che quei documenti hanno mostrato: pochi uomini che fanno calcoli al caldo di stanze segrete, centinaia di soldati mandati a morire nel fango, e Venezia trattata come un problema da risolvere con la forza o con l’inganno. Concludo con un appello che va a chi vive dentro l’Impero: soldati, cittadini, nobili che conservano ancora un briciolo di onore. Non confondete questa terra con chi la sta consumando dall'interno. Non lasciate che il vostro sangue e il vostro nome coprano i calcoli di pochi privilegiati. Se l’Impero può ancora ritrovare splendore e pace, non sarà grazie alle sue stanze chiuse, ma al coraggio di chi avrà la forza di spalancarle. Solo voi potete spezzare questa continuità malata. Solo voi potete restituire dignità all’Impero.


Per approfondire:
https://forum.renaissancekingdoms.com/viewtopic.php?t=2559884
https://forum.renaissancekingdoms.com/viewtopic.php?p=97892875#97892875


Filangieri redattore KAP Venezia
CC Capo redattore KAP Venezia

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Pubblicato da Filangieri


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Cours

Product Price Variation
Loaf of bread 4.77 0.69
Fruit 9.11 -0.18
Bag of corn 2.07 0.01
Bottle of milk 7.08 0
Fish 11.92 -0.73
Piece of meat 16.84 -0.02
Bag of wheat 7.65 0.01
Bag of flour 8.56 -0.31
Hundredweight of cow 22.5 0
Ton of stone 9.75 0
Half-hundredweight of pig 11.5 0.25
Ball of wool 5.47 -0.03
Hide 11.25 -0.16
Coat 50 0
Vegetable 6.65 -0.16
Wood bushel 2.66 -0.26
Small ladder 15 0
Large ladder 60.24 0
Oar 15 0
Hull 15 0
Shaft 4.63 0
Boat 61.25 0
Stone 10.5 6.25
Axe 167.48 0
Ploughshare N/A N/A
Hoe N/A N/A
Ounce of iron ore 7 0.05
Unhooped bucket 15.5 0
Bucket 26.5 0
Knife 8.83 0.08
Ounce of steel 35.92 0
Unforged axe blade 25 0
Axe blade 85 0
Blunted axe 102.65 0
Hat 40 0
Man's shirt 84.25 0
Woman's shirt 67.5 0
Waistcoat 100 0
Pair of trousers 53 0
Mantle 140 0
Dress 175 0
Man's hose 32.5 0
Woman's hose 36.25 0
Pair of shoes 28.5 0
Pair of boots 60 3.75
Belt 27.5 0
Barrel 13 0
Pint of beer 0.5 0
Barrel of beer 30 0
Bottle of wine N/A N/A
Barrel of wine N/A N/A
Bag of hops 12.75 0
Bag of malt N/A N/A
Sword blade 76.5 0
Unsharpened sword 89.98 0
Sword 107.5 -22.5
Shield 27.5 0
Playing cards 57.5 0
Cloak 137.5 -17.5
Collar 62.5 0
Skirt 65 0
Tunic 122.5 0
Overalls 42.5 0
Corset 112.5 0
Rope belt 20 0
Headscarf 47.5 0
Helmet 113.88 0
Toque 44 0
Headdress 57 0
Poulaine 32.5 0
Cod 3.5 0
Conger eel 7 0
Sea bream 15 0
Herring N/A N/A
Whiting 10 0
Skate 15 0
Sole 3.5 0
Tuna 9.5 0
Turbot N/A N/A
Red mullet 15 0
Mullet 15.25 0
Scorpionfish N/A N/A
Salmon 17.5 0
Arctic char N/A N/A
Grayling 10 0
Pike 3.5 0
Catfish N/A N/A
Eel 3.5 0
Carp 10 0
Gudgeon 9 0
Trout 9 0
Pound of olives 20 0
Pound of grapes 6.75 0
Sack of barley 7.5 0
Half-hundred weight of goat carcasses N/A N/A
Bottle of goat's milk 10 0
Tapestry 82.25 0
Bottle of olive oil 93.25 0
Jar of agave nectar N/A N/A
Bushel of salt 9.4 0
Bar of clay 1.75 0
Cask of Scotch whisky 96.5 0
Cask of Irish whiskey 90 0
Bottle of ewe's milk 12.5 0
Majolica vase N/A N/A
Porcelain plate N/A N/A
Ceramic tile N/A N/A
Parma ham 111.25 0
Bayonne ham 50 0
Iberian ham 32.5 0
Black Forest ham 50 0
Barrel of cider 35 0
Bourgogne wine 35 -55
Bordeaux wine 75 0
Champagne wine 50 0
Toscana wine 60.5 0
Barrel of porto wine 132.5 0
Barrel of Tokaji 115 0
Rioja wine 75 0
Barrel of Retsina 71.73 0
Pot of yoghurt 35 0
Cow's milk cheese 64 0
Goat's milk cheese 120 0
Ewe's milk cheese 40 0
Anjou wine 15 -7.5
Ewe carcass 8 0
Mast 325 0
Small sail 122.75 0
Large sail 520 0
Tumbler of pulque N/A N/A
Jar of pulque N/A N/A