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03/07/1474 Intervista al Colonnello Stevens


VENEZIA - Buongiorno Colonnello, sono Anna Beatrice Engelbrektsson Vasa di KAP Venezia.
Innanzitutto desidero ringraziarvi per aver accettato questa intervista; ma prima di cominciare, permettetemi una piccola confessione! Sono una vostra grande ammiratrice: in tanti mesi di guerra vi ho osservato affrontare in piazza provocazioni e attacchi personali con una calma serafica, quasi disarmante; non vi ho mai visto trascinare il dibattito sul piano dell'insulto o della polemica fine a sé stessa e - poiché è una qualità rara - credo sia giusto riconoscerla pubblicamente.
Ma veniamo subito alle domande!

Filangieri (Kap Venezia):
Molti vi considerano uno dei simboli della Resistenza veneziana, vi riconoscete in questa definizione oppure pensate che il merito appartenga soprattutto a chi ha combattuto sul campo?

Colonnello Stevens:
Una guerra vinta, ma diversamente da quanto si sostiene questo vale anche per una perduta, appartiene a tutti coloro che hanno partecipato a diverso grado e titolo, sia al fronte che nelle retrovie, sia con la spada sia con la penna, sia con la produzioni di armamenti che con quelle di derrate alimentari.
Vedete, Anna Beatrice, la macchina bellica è una organismo complesso dove ogni ingranaggio deve saper girare alla giusta velocità e in sincronia con gli altri. Ogni ingranaggio...
Voglio deludere i tanti sognatori, ma non esiste il genio militare solitario, l'eroe senza macchia, il fine stratega o il sottile diplomatico. Esiste il sistema che è fatto di armi, guerra psicologica, diplomazia, soldi. I combattenti sul campo sono ovviamente quelli più esposti e più visibili, sono l'elite, ma sarebbe un errore grave pensare che la guerra si misuri solo con la forza, i numeri soverchianti e gli scontri frontali. Neppure la guerra più antica del mondo di cui abbiamo memoria, quella di Troia, si basò esclusivamente sulla forza d'urto, sulle quantità di uomini e mezzi in campo, ma su un sofisticato rapporto fra quantità e qualità.
La guerra che si è appena conclusa ha da insegnare molto ai responsabili della pianificazione strategica. E' stata una guerra di nuova generazione che ha appunto saputo mettere insieme -ancora in modo sperimentale- questo rapporto fra qualità e quantità, tra forza d'urto e intelligenza. E' quello che noi abbiamo sperimentato e ci ha condotto alla vittoria, sebbene i nostri nemici numericamente ci soverchiassero di quasi un terzo. Spero comprenderete che, al riguardo, potrò dire poco o nulla perché tutta la nostra strategia è coperta da segreto militare; un know how che per noi è fondamentale tentare di tenere gelosamente custodito.
Posso però dire che la Resistenza, così come l'abbiamo concepita, non era avulsa dalle strategie militari e ne è diventato un corollario importante. Siamo stati sottovalutati dal nemico, per lungo tempo sottovalutati, fino a quando non hanno capito che gutta cavat lapidem, anche la goccia perfora la roccia.
Avevo tre obiettivi: galvanizzare la resistenza dei veneziani con atti di sabotaggio e di depistaggio, infiltrare informatori nelle linee nemiche, demoralizzare le forze degli occupanti. L'assalto ai municipi di Lindau in Germania e di Mirandola in Italia avevano lo scopo di dimostrare quanto debole fossero le difese imperiali. I loro strateghi erano del tutto rivolti ad attaccare lasciando totalmente sguarnite le loro città, i civili. La presa della Stiria è stato il livello successivo più elaborato per demoralizzare le truppe nemiche tedesche, che fino a quel momento sembravano granitiche. Ma avevamo in serbo ancora altro che, proprio perché rimasto solo nella pianificazione su carta, non ha senso svelarlo ora.
In conclusione, sì, toccava a me (insieme ad un piccolo gruppo di arditi decisi a tutto) stimolare e compattare l'orgoglio veneziano con azioni militari non convenzionali, con ragionamenti che dovevano irritare il nemico, ma dovevano anche essere un grado di fare ragionare gli imperiali più riflessivi di essere strumentalizzati da pochi in una guerra che di difensivo non aveva assolutamente nulla.
Se tutto questo mi ha fatto diventare un simbolo della Resistenza veneziana diciamo che è stato un effetto collaterale non ricercato, ma davvero a giochi conclusi molto gradito.
Ora, Anna Beatrice, potrete comprendere meglio perché non ho mai risposto alle provocazioni, perché ero io il provocatore che aveva l'obiettivo di dividerli, di farli discutere fra di loro, di convincere i meno burini a guardare oltre il simulacro dell'Auxilium. Eh già, perché noi, prima ancora che scovassimo i colloqui segreti di Glamoran e degli altri, avevamo compreso che c'era qualcosa di più tenace e strisciante che andava ben oltre la sola ricerca della nostra sconfitta militare.

Filangieri (Kap Venezia):
Guardando indietro a questi lunghi mesi di guerra, c'è stata una battaglia o una decisione presa o mancata da entrambe le parti, che col senno di poi, ritenete abbia davvero cambiato o avrebbe potuto cambiare il corso del conflitto?

Colonnello Stevens:
Da parte nostra sono diverse, ma mi soffermerò solo su quattro di queste. La prima è stata - di fronte all'evidente inferiorità numerica iniziale - la geniale decisione di Sua Maestà Oriente di ritirarci a Pola e Parenzo, salvaguardando i nostri organici, le nostre linee di comando e l'unitarietà di azione, consentendoci anche quell'attività di guerra non convenzionale che -consentitemi di enfatizzarlo- è passata per la guerra del silenzio e dell'attesa, che ha fatto saltare tutti gli schemi del nemico, che si era ritrovato a governare un territorio vuoto, senza collaborazionisti (ad eccezione di qualche nostalgico e di qualche prelato), senza vettovaglie e diverse punzecchiature di spilli... insomma terra bruciata e soprattutto così sfuggente da corroderli nella loro psiche. La seconda è stata la tenute ferrea dell'alleanza AEGIS che Sua Maestà Imperiale Faraona ha saputo tenere insieme, nonostante l'incomprensibile defaillance dei Duosiciliani, proprio nel momento in cui potevamo dare una spallata decisiva. La terza è stata quella dell'occupazione della Stiria che ha aperto gli occhi ai tedeschi sulla portata reale della guerra, indebolendo il deep state imperiale particolarmente accanito contro di noi, come peraltro i Glamoran files hanno evidenziato. La quarta è stato l'abile uno-due assestato dai nostri eserciti nello scontro campale che ha trasformato la nostra inferiorità numerica presunta in superiorità effettiva: abbiamo prima parato in difensiva un loro scriteriato attacco sotto le mura di Venezia e poi sferrato noi il knot out all'attacco sotto le mura di Padova quando ancora gli imperiali stavano cercando di riorganizzarsi.
C'è stata una decisione mancata? Sì, più di una, ma non ve le svelo!

Filangieri (Kap Venezia):
Dal punto di vista umano, ancora prima che militare, come giudicate il progetto elaborato da Atum e da parte della dirigenza imperiale di colonizzare Venezia?

Colonnello Stevens:
Questo è un punto delicato e controverso, che coinvolge persone e filosofie di governo dove prima o poi un po’ tutti quelli con un po’ di sale in zucca dovranno fare i conti. Gira da anni in questo mondo una leggenda metropolitana che ci sono due forme di governo: una democratica, l'altra totalitaria. Questa vulgata è semplice propaganda politica; in realtà c'è una sola visione del nostro mondo che è semplicemente oligarchica, che si basa esclusivamente sui rapporti di forza. Già da tempo avevamo intuito che la forte entità veneziana dava fastidio al confine orientale dell'Impero. Forte non tanto numericamente, quando politicamente. Da tempo più o meno consapevolmente alcuni fuorusciti veneziani si sono prestati al gioco dell'indebolimento della Serenissima nella speranza di governarla, fosse anche sotto il tallone imperiale. Il progetto di Atum era quello di "normalizzare" Venezia promettendo a qualche ex veneziano di tornare o a qualche modenese di arrivare al governo della Serenissima. Ma visto che gli ex veneziani si possono cercare solo col lanternino, avevano perfino pensato di fare trasferire o far nascere nella Serenissima tanti piccoli Atum – non nel senso di copia fisica, ma di visione culturale, sociale e politica - con la speranza di prendere il potere "democraticamente": 130 coloni allineati e coperti, alla faccia della democrazia! Visto che manco quello ha funzionato, hanno mandato il prode Daygar con il suo esercito multietnico e i vari tipi alla Felpato e alla Dora Belladonna.
Ma per capire meglio la vicenda dovremmo ricordare un po’ tutti l'intero percorso che l'Impero ha compiuto per "normalizzare" Siena dall'uscita dei ManoNera.
Atum e la sua stretta cerchia oligarchica hanno cercato di riproporre per Venezia, in lettura rivisitata e corretta, la strategia che si è andata formando nel corso degli anni per spersonalizzare Siena. Fate mente locale, o rileggetevi le invettive di Ispanico relative a Siena e a Glamoran per non trovare anche a Venezia la stessa strategia di sostituzione etnica, che avrebbe dovuto portare Venezia in un ambito politico dipendente da quello imperiale, giocando sullo stigma che ancora oggi la propaganda politica avversa fa gravare su Sua Maestà Oriente. Venezia è dittatura, l'Impero è democrazia, sembra ripercorrere lo stesso percorso degli anni passati quando la Siena dei Manonera era dittatura, in quanto tale, e quindi il male assoluto da abbattere. Tutto questo per trovare una pezza giustificativa moraleggiante, lì dove non c'è uno straccio di etica, ma solo rapporti di forza.
Da analista della guerra psicologica posso dire in piena onestà che, tolta la superfetazione moraleggiante sulle forme di governo su cui lavoriamo noi manipolatori di coscienze, restano esclusivamente i rapporti di forza in ogni provincia di questo mondo.
Quindi per rispondere alla vostra domanda, posso dire da analista di cose militari che non è utile soffermarsi sotto il profilo umanitario (è una questione che attiene alle coscienze dei singoli). Il progetto di Atum era quello di annientare l'attuale gruppo dirigente di Venezia, di rafforzare lo stigma su Sua Maestà Oriente in modo da annichilirla e di prendere in mano la Serenissima, attraverso “inutili” idioti premiati con blasoni e patacche e tenuti alla pastoia imperiale.
Eppure voglio rasserenare le tante anime candide che calcano queste terre: per diretta esperienza posso affermare che non ho trovato alcuna coercizione a Venezia, ma schiettezza e lealtà, a fronte delle obliquità e dei doppi fini che ho vissuto in altre province italofone. Occorre solo entrare in una logica relazionale diversa che bandisce l'inutile contrapposizione. A Venezia abbiamo una leader carismatica, c'è una comunità che ha accettato questa guida politica e che non ciurla nel manico, non gioca su due e tre tavoli. E' quel senso profondo di lealtà che altrove si è smarrito da tempo, che altri vorrebbero si smarrisse anche qui, e che in questa guerra ci ha reso invincibili sia quando si temeva sia quando si era sicuri di vincere.

Filangieri (Kap Venezia):
Oggi le armi tacciono; pensate che questa tregua sia destinata a durare oppure ritenete che rappresenti soltanto una pausa prima di un nuovo conflitto? E cosa ne pensate del Trattato?

Colonnello Stevens:
Bah... il mio pessimismo della ragione mi dice che la pace è solo una parentesi fra due guerre; e dipende solo dalla saggezza di chi governa se questa pausa sarà più o meno lunga. Il Trattato? Un gioco delle parti, un tentativo di dire quello che non si può dire e di consentire alla parte perdente di non ammettere di aver perso. Diversamente da quanto sbraitato da qualche modenese o milanese, i negoziatori con questo trattato hanno evitato semplicemente la disfatta militare della grande armata imperiale. La Fase tre avrebbe fatto vedere molti sorci verdi in molti luoghi di questo mondo...

Filangieri (Kap Venezia):
In questi mesi siete diventato una presenza familiare per moltissimi veneziani con il vostro ormai celebre "Bong Bong, buonanotte Venezia...". Possiamo sperare di continuare a sentirlo, magari in tempi più sereni, oppure è arrivato il momento di salutarci?

Colonnello Stevens:
Tutto ha un inizio ed una fine. Quelle trasmissioni avevano una funzione ben precisa, che oggi non ha alcun senso riprendere. Ma statene certi, si archivia un capitolo, il Colonnello Stevens però rimane in servizio permanente. I suoi servizi di intelligence entreranno in modalità carsica, continueranno a raccogliere informazioni, a intrecciare relazioni più o meno inconfessabili, a monitorare il nemico ... chiedo scusa, l'ex nemico! Insomma qui il servizio non disarma.

Filangieri (Kap Venezia):
Rivolgendovi oggi ai cittadini veneziani che hanno vissuto questa guerra, quale sarebbe il vostro messaggio?

Colonnello Stevens:
Prima vorrei dire una cosa, Vorrei dire agli ex veneziani, ai modenesi, ai milanesi, a coloro che ci odiano: non avete capito nulla di questa Venezia. Voi ne fate solo una questione di potere, noi ne stiamo facendo una questione identitaria, comunitaria, che sa di avere un capo, senza cercarsene di improbabili ad ogni stormir di fronde.
Ai miei concittadini dico: volevano cancellarci dalla faccia della terra, sono riusciti sono a rafforzare una vera e coesa comunità intorno a Sua Maestà Oriente. Oggi Venezia è più forte di ieri. Lo è politicamente, lo è militarmente, lo è moralmente. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo stati e siamo ora: conquistatori dei mari, viaggiatori ai confini del mondo, eroi senza clamore di una quotidianità fatta di piccole cose, come quelle del Pojana. Ma da oggi saremo molto più vigili, molto più di ieri. Un tarlo nella nostra testa sono riusciti ad infilarlo e guarderemo con attenzione ai nuovi nati e ai nuovi trasferiti. Lo faremo per salvaguardare noi, la nostra vita, le nostre case e... perché no ... il nostro senso di lealtà reciproca.

Filangieri (Kap Venezia):
Ultima domanda: chi è il colonnello Stevens?

Colonnello Stevens:
Anna Beatrice... una spia può dire in giro di essere una spia? :wink:





Filangieri redattore KAP Venezia
CC Capo redattore KAP Venezia

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Pubblicato da Filangieri


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Product Price Variation
Loaf of bread 4.77 0.69
Fruit 9.11 -0.18
Bag of corn 2.07 0.01
Bottle of milk 7.08 0
Fish 11.92 -0.73
Piece of meat 16.84 -0.02
Bag of wheat 7.65 0.01
Bag of flour 8.56 -0.31
Hundredweight of cow 22.5 0
Ton of stone 9.75 0
Half-hundredweight of pig 11.5 0.25
Ball of wool 5.47 -0.03
Hide 11.25 -0.16
Coat 50 0
Vegetable 6.65 -0.16
Wood bushel 2.66 -0.26
Small ladder 15 0
Large ladder 60.24 0
Oar 15 0
Hull 15 0
Shaft 4.63 0
Boat 61.25 0
Stone 10.5 6.25
Axe 167.48 0
Ploughshare N/A N/A
Hoe N/A N/A
Ounce of iron ore 7 0.05
Unhooped bucket 15.5 0
Bucket 26.5 0
Knife 8.83 0.08
Ounce of steel 35.92 0
Unforged axe blade 25 0
Axe blade 85 0
Blunted axe 102.65 0
Hat 40 0
Man's shirt 84.25 0
Woman's shirt 67.5 0
Waistcoat 100 0
Pair of trousers 53 0
Mantle 140 0
Dress 175 0
Man's hose 32.5 0
Woman's hose 36.25 0
Pair of shoes 28.5 0
Pair of boots 60 3.75
Belt 27.5 0
Barrel 13 0
Pint of beer 0.5 0
Barrel of beer 30 0
Bottle of wine N/A N/A
Barrel of wine N/A N/A
Bag of hops 12.75 0
Bag of malt N/A N/A
Sword blade 76.5 0
Unsharpened sword 89.98 0
Sword 107.5 -22.5
Shield 27.5 0
Playing cards 57.5 0
Cloak 137.5 -17.5
Collar 62.5 0
Skirt 65 0
Tunic 122.5 0
Overalls 42.5 0
Corset 112.5 0
Rope belt 20 0
Headscarf 47.5 0
Helmet 113.88 0
Toque 44 0
Headdress 57 0
Poulaine 32.5 0
Cod 3.5 0
Conger eel 7 0
Sea bream 15 0
Herring N/A N/A
Whiting 10 0
Skate 15 0
Sole 3.5 0
Tuna 9.5 0
Turbot N/A N/A
Red mullet 15 0
Mullet 15.25 0
Scorpionfish N/A N/A
Salmon 17.5 0
Arctic char N/A N/A
Grayling 10 0
Pike 3.5 0
Catfish N/A N/A
Eel 3.5 0
Carp 10 0
Gudgeon 9 0
Trout 9 0
Pound of olives 20 0
Pound of grapes 6.75 0
Sack of barley 7.5 0
Half-hundred weight of goat carcasses N/A N/A
Bottle of goat's milk 10 0
Tapestry 82.25 0
Bottle of olive oil 93.25 0
Jar of agave nectar N/A N/A
Bushel of salt 9.4 0
Bar of clay 1.75 0
Cask of Scotch whisky 96.5 0
Cask of Irish whiskey 90 0
Bottle of ewe's milk 12.5 0
Majolica vase N/A N/A
Porcelain plate N/A N/A
Ceramic tile N/A N/A
Parma ham 111.25 0
Bayonne ham 50 0
Iberian ham 32.5 0
Black Forest ham 50 0
Barrel of cider 35 0
Bourgogne wine 35 -55
Bordeaux wine 75 0
Champagne wine 50 0
Toscana wine 60.5 0
Barrel of porto wine 132.5 0
Barrel of Tokaji 115 0
Rioja wine 75 0
Barrel of Retsina 71.73 0
Pot of yoghurt 35 0
Cow's milk cheese 64 0
Goat's milk cheese 120 0
Ewe's milk cheese 40 0
Anjou wine 15 -7.5
Ewe carcass 8 0
Mast 325 0
Small sail 122.75 0
Large sail 520 0
Tumbler of pulque N/A N/A
Jar of pulque N/A N/A