Ambiguità e doppio gioco: ecco perché la coalizione globale contro ONE non può nascere.
Negli ultimi mesi la Serenissima Repubblica di Venezia ed il Regno delle Due Sicilie sono stati oggetto di una narrazione distorta, ostile e deliberatamente provocatoria, che li ha dipinti come il “male” da contenere, mentre altrove si consumavano complicità ben più gravi.
Una narrazione alimentata e sostenuta da un potere imperiale che, lungi dal porsi come garante di equilibrio, ha scelto la strada dell’ambiguità sistematica.
Se il predecessore dell'attuale Imperatore, Didicus, aveva stretto patti opachi con ONE per vendette ed interessi personali - patti che la storia ha già ampiamente giudicato - va almeno ricordato che, nel momento della resa dei conti, egli tentò di porvi rimedio, stracciando l’accordo tra Stiria ed ONE e consentendo agli eserciti serenissimi di sconfinare per contrastare apertamente l’organizzazione. Un gesto tardivo, certo, ma sicuramente inequivocabile.
L’attuale imperatore, invece, sembra muoversi secondo una logica che sfugge persino ai più indulgenti osservatori. Se non guidato da una lucida strategia, resta difficile non attribuire le sue scelte ad una pericolosa miscela di superficialità e irresponsabilità politica.
I fatti, ormai, sono troppi per essere ignorati.
E' stato consentito a sedicenti rivoluzionari, apertamente inneggianti alla guerra contro il Regno delle Due Sicilie, di attraversare liberamente le province imperiali per armarsi e fare base a Siena, la provincia più meridionale dell’Impero, direttamente confinante con il territorio duosiciliano.
Non è stato impedito che proprio a Siena si concentrasse un numero crescente di personaggi noti per le loro posizioni minacciose ed ostili verso il Regno.
Si è assistito all’invio di eserciti imperiali composti solo da mercenari che, fino a poco tempo prima, avevano venduto la propria spada a ONE. E a rendere il quadro ancora più grave, quegli stessi eserciti mercenari sono stati pizzicati mentre, su un nodo compreso tra Santa Fiora (Siena) e L’Aquila (R2S), assaltavano e derubavano una cittadina duosiciliana.
Un episodio documentato, che smentisce del tutto e nei fatti la retorica dell’ordine e della sicurezza più volte evocata dall’Imperatore nei suoi comunicati.
Se questo è l’ordine di cui si va cianciando, appare evidente che si tratti di un ordine che vale solo per gli altri e non per chi agisce sotto l’ombrello imperiale, ovvero quei mercenari che sono tollerati ed apertamente favoriti dal potere imperiale anche in presenza di atti apertamente ostili o criminali ai danni di uno Stato sovrano confinante.
Il tutto accompagnato da dichiarazioni avventate, apertamente ostili e ricche di fantasia nei confronti sia di Venezia sia delle Due Sicilie.
Negli ultimi giorni, come se tutto questo non bastasse, si è giunti all’acme della farsa: il passaggio di un esercito polacco filo ONE sul suolo imperiale e non esercito AEGIS - coalizione balcanica, alleata di Venezia e del Regno delle Due Sicilie - che combatte ONE ed è la forza che ha messo in fuga il piccolo manipolo presente su territorio imperiale.
Non è AEGIS quella che oggi attraversa l’Impero, ma è ONE che - ancora una volta - è libero di pascolare su suolo imperiale, protetto da una copertura politica che rasenta il grottesco.
A completare un quadro già infimo e ben poco lusinghiero, riemerge una figura che la memoria collettiva non ha dimenticato: Clovis, ex consigliere di Lorena, ma sopratutto pirata.
Grazia concessa dall’allora reggente Bossa - moglie di Didicus - in un contesto elettorale che oggi appare, senza mezzi termini, come un lapalissiano voto di scambio.
Una grazia concessa ad occhi chiusi, mentre Clovis portava sulle spalle un curriculum criminale inequivocabile: membro degli Scorpioni di Sale, Clovis ha messo a ferro e fuoco Atlantico e Mediterraneo per mesi, affondando decine e decine di navi. La sua caracca fu tra quelle giunte ad Orbetello per le riparazioni delle flotte ONE, nell’ambito del famigerato accordo segreto tra Didicus e Justinian. Un accordo di cui pagò un prezzo salato solo il pesce più piccolo: l’allora reggente senese Caterinella.
Clovis, macchiatosi dei più infami delitti, è stato graziato in piena corsa alle elezioni imperiali ed eletto in Consiglio per il tempo strettamente necessario a sostenere l’amico Atum; poi è scomparso.
Oggi, a distanza di un paio di mesi, riappare dove lo si è sempre trovato: in mare, accanto ad ONE, a bombardare uno Stato sovrano. Questa volta il Portogallo.
Davanti a questo scenario, una riflessione s’impone a tutti coloro che invocano una grande alleanza contro ONE: una coalizione reale non può nascere sull’ambiguità e non può includere chi copre, protegge o giustifica ONE. Non può tollerare doppi giochi, alterazioni della realtà, mistificazioni ed omissioni, oltre che narrazioni di comodo.
Esistono inoltre ambiguità strutturali che rendono, allo stato attuale, impraticabile qualsiasi alleanza totale. Quando, all’interno della stessa sfera di potere, convivono ruoli istituzionali e legami diretti con figure operative schierate con ONE, la questione non è solo morale, ma diventa politica perché vengono meno le condizioni minime di fiducia, trasparenza e soprattutto separazione dei fronti.
Se non si recidono le ambiguità, se non si esclude l’Impero - oggi di fatto complice - da qualsiasi alleanza contro ONE, se ogni Stato non fa chiarezza al proprio interno e non assume una posizione cristallina, allora non esisterà mai una coalizione totale.
La Serenissima Repubblica di Venezia, dal canto suo, può contare su alleati forti, coesi e soprattutto non ambigui.
Ed è da questa chiarezza che, se davvero lo si vuole, dovrà partire ogni futura resistenza credibile contro ONE.
Filangieri redattore KAP Venezia
CC Capo redattore KAP Venezia
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Pubblicato da Filangieri
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