L'ultima serie di comunicati tra gli ottomani e gli imperiali, rivela una verità imbarazzante: lo scontro non è solo militare, ma culturale. Da una parte, un Sultano che non accetta lezioni di logistica; dall’altra, un Imperatore che pare abbia scambiato la diplomazia per un esercizio di retorica vuota e, francamente, un po’ ignorante.
Il primo passo falso di Sigismondo Alessandro Dei Lante è da manuale del perfetto incompetente, e la recente pubblicazione dei dispacci tra l’Impero Ottomano e lo SRING mette a nudo una realtà diplomatica complessa, segnata non solo da incomprensioni terminologiche ma soprattutto, da una cronologia dei fatti che solleva pesanti interrogativi sulla coerenza del Sacro Romano Impero.
Il primo attrito nasce da una questione di prospettive: nello scrivere al Sultano Zorro94, l’Imperatore Atum utilizza l'espressione "Signore delle terre lontane", ma ciò che per lui voleva essere un omaggio alla vastità dei domini ottomani, è stato recepito dal Sultano come una prova di ignoranza. La risposta del Sultano è stata immediata e tagliente, ricordando a Strasburgo che la vicinanza è misurata dalla velocità dei cavalli e delle navi, non dalle mappe dei palazzi imperiali. Questa mancanza di sensibilità diplomatica ha immediatamente irrigidito i rapporti, svelando la profonda ignoranza degli imperiali, troppo rivolti al proprio ombelico per comprendere la reale portata del potere ottomano. Ma qui non siamo solo di fronte ad una gestione dilettantesca, ma davanti ad una palese e sistematica ignoranza dei confini e della sovranità altrui. Potremmo dire che Atum sia ossessionato dal “cosa fate?” .
E infatti uno dei punti centrali delle lettere inviate dall’Imperatore è una continua, quasi ossessiva, richiesta di chiarimenti sui movimenti ottomani. L'Impero interroga il Sultano, come se quest'ultimo dovesse rendere conto delle proprie rotte commerciali o militari. Peccato che, come sottolineato con fermezza dal Sultano Zorro94, le forze ottomane si trovino nei territori del Regno delle Due Sicilie e non entro i confini imperiali.
Questa pretesa di monitorare e sindacare ciò che accade in casa d'altri rivela una lacuna diplomatica profonda: l'Impero sembra convinto che la propria curiosità sia un diritto universale, ignorando che le relazioni tra il Sultano e il Regno delle Due Sicilie non sono affari che competono a Strasburgo. Chiedere conto ad un sovrano straniero dei suoi spostamenti in terre terze è pura, semplice e prepotente ingerenza, mossa da una totale ignoranza. In poche parole: ad Atum ed alla sua Cancelleria mancano le basi.
L’aspetto più critico dell’intera vicenda riguarda però la giornata del 23 gennaio.
In mattinata, l’Imperatore SRING invia una missiva dai toni concilianti, dichiarando di non nutrire ostilità, sospetto o rancore e appellandosi alla trasparenza. Peccato però che la cronaca dei fatti riportata dal Gran Visir Ragnaros smentisca nei fatti questa distensione: la sera stessa della lettera “pacifica”, l’Imperatore ha formalizzato una richiesta di Auxilium.
Ed è qui che emerge la contraddizione logica: come può un sovrano invocare il dialogo pacifico al mattino e mobilitare risorse belliche la sera stessa? Questa dicotomia suggerisce o una frattura interna alla catena di comando imperiale o una precisa strategia di disorientamento e provocazione ai danni del grande Impero Ottomano e del Regno delle Due Sicilie.
Ma per comprendere meglio, dobbiamo fare piccoli passi sulla cronologia della menzogna per poter svelare l'ipocrisia imperiale. La mattina del 23 gennaio 1474, l’Imperatore Atum scrive una lettera traboccante di rispetto e spirito di trasparenza, giurando di non nutrire sospetti. E’ solo una maschera, maschera che cadrà dopo pochissime ore: la sera stessa, l'Impero richiede ufficialmente un Auxilium, dimostrando che mentre la penna scriveva parole di pace, la mente stava già preparando la mobilitazione. Il Gran Visir Ragnaros ha evidenziato il paradosso temporale: l'Impero ha dichiarato lo stato di allerta prima ancora che gli ottomani si muovessero da Silvi verso Teramo. Questo significa che l'Imperatore non stava reagendo ad una minaccia reale, ma stava fabbricando una crisi basata su supposizioni, o peggio, stava cercando di giustificare un'azione bellica già decisa a tavolino.
A rendere il quadro ancora più grottesco è la giustificazione addotta per questa mobilitazione: la presunta minaccia duosiciliana. Ma di quale minaccia parla l’imperatore, visto che i dati oggettivi sul campo dicono altro? Dall'inizio del suo insediamento, è stato proprio l'Impero a schierare ben cinque eserciti di mercenari sul confine meridionale, a ridosso del territorio duosiciliano. Una mobilitazione massiccia che non trova giustificazione in alcuna azione ostile da parte di Napoli. A questo si aggiunge un fatto gravissimo che mina ogni residua credibilità imperiale: l'aver permesso a sedicenti rivoluzionari di armarsi e stabilirsi proprio su quel confine. Gruppi che non hanno fatto mistero delle loro intenzioni, arrivando a minacciare apertamente la decapitazione della classe dirigente duosiciliana e veneziana. Di quale minaccia va cianciando l’Imperatore, se è lui stesso a foraggiare chi predica il sangue e il rovesciamento dei governi vicini? Quindi, tirare fuori la minaccia R2S per giustificare un Auxilium oggi è un insulto all'intelligenza di qualsiasi osservatore.
Il sospetto, che ormai sta diventando certezza, è che questo modo di fare non sia casuale. La domande quindi è: l'Impero sta forse cercando di creare un diversivo? L'obiettivo? Tenere impegnate le truppe ottomane per favorire l’alleato ONE?
Il dato di fatto è che un sovrano che non sa dove finisce il suo regno e dove inizia quello degli altri, che scrive di pace al mattino per chiedere armi alla sera e che pretende di controllare i movimenti di un Impero straniero in terre non sue, sta provocando un conflitto; va solo appurato se per pura incapacità o per calcolato inganno.
In questo labirinto di bugie, il Sultano ha sfrondato il campo con una domanda semplice e brutale: da che parte state?
La risposta non è arrivata e quel silenzio ha ormai superato i confini delle terre italiche, attirando l’attenzione dei regni stranieri e di tutte le potenze che si oppongono al disegno di ONE. Ormai, il sospetto non è più solo un’ipotesi: in tutto il mondo conosciuto, si guarda con estrema diffidenza a chiunque graviti intorno alla figura dell'Imperatore.
Ma la linea è stata tracciata.
La richiesta di Auxilium appare oggi più che mai non più come una semplice chiamata alle armi, ma un test di fedeltà ad un sistema oscuro. Chiunque, tra i nobili e i regnanti, deciderà di rispondere a quell’appello, non sarà visto come un difensore dell'ordine, ma come un complice diretto di Atum e dei suoi legami con ONE.
Sostenere un sovrano che schiera eserciti contro i proprio vicini, che protegge criminali che minacciano stati sovrani e che scrive di pace mentre prepara la guerra, significa accettare di esserne complici. Il Sultano ha chiesto chiarezza; chi risponderà a quell'Auxilium avrà dato la sua risposta definitiva, marchiandosi indelebilmente come alleato di ONE
Filangieri redattore KAP Venezia
CC Capo redattore KAP Venezia
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