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28/01/1474 La co... rona di paglia.

Bisogna possedere una sfrontatezza non comune, questo va ammesso; occorre la tempra del mentitore di professione per svegliarsi una mattina a Strasburgo e decidere che la verità è un orpello superfluo.

Il Sacro Romano Imperatore, al secolo Atum, non sapendo come giustificare mesi di provocazioni, ha pensato bene di rispolverare una vecchia offesa per il suo casus belli. E’ il logoro trucco della difesa preventiva, che stavolta però ha cozzato contro due scogli d'acciaio: il pragmatismo veneziano e l'onore duosiciliano.

Iniziamo dalla Serenissima: il Doge, Sua Maestà Olimpia Oriente Frescobaldi, è stata chirurgica e nel suo ultimo comunicato si è tolta i guanti di velluto: “Le parole le porta il vento. Le balle, anche”.
Tradotto dal vernacolo lagunare: Atum mente sapendo di mentire. Il Doge ci ricorda un dettaglio che l’Impero tende a scordare: Venezia possiede una forza militare vera, autentica, temprata nel sangue delle battaglie vinte, non fatta di genti d'armi improvvisate. E, soprattutto, la Serenissima non intende e non intenderà respirare l'aria ammorbata dalla felice connivenza imperiale con ONE. Se un solo reggimento imperiale calpesterà il suolo veneziano, sarà un nemico da abbattere.

Dall’altra parte, nel Regno delle Due Sicilie, la Regina Claricee della Carmagnola ha messo in fila i fatti e la cronaca è spietata: Atum, appena asceso al trono, ha pensato bene di riesumare la disputa di Orbetello. Una faccenda già risolta e sigillata dal precedente Imperatore. Perché? Semplice: gli occorreva un pretesto.
E, mentre Strasburgo blatera di sicurezza, nella Provincia di Siena da mesi e mesi è stata allestita una grande locanda per malfattori, ex ribelli e sgherri di ONE. Gente che nelle piazze imperiali urla alla morte della nobiltà napoletana e veneziana.

E Atum? Volge lo sguardo altrove. E come se non bastasse, veniamo a sapere che vi sono ammiragli imperiali che sconfinano nelle acque duosiciliane o che tentano di corrompere ufficiali in Terra di Lavoro per spiare il numero di navi nei porti.
Ma la perla è un’altra: mentre i regni di mezzo mondo (dalla Linguadoca a Valencia) iniziano a chiudere le porte a Strasburgo per il puzzo di tradimento, emerge un dettaglio che gela il sangue: il capo di ONE, aveva comunicato con anticipo che l'aiuto dell'Impero ai portoghesi non sarebbe mai arrivato. E così è stato.

A Napoli e Venezia non si presta più fede alle favole, ed ora che gli eserciti turchi sono giunti nel Regno delle Due Sicilie - per invito legittimo di un Regno Sovrano - Atum grida all'espansionismo.
Fa sorridere: l'Imperatore che protegge orde di nemici di Napoli in quel di Siena, ora vorrebbe decidere chi la Regina Claricee può ospitare nel proprio palazzo. E’ il delirio di chi crede che il Mediterraneo sia il suo stagno personale.

La sentenza di Sua Maestà Claricee è un ultimatum morale: o molti regni mentono, o uno solo inganna. E quell'ingannatore siede sul trono imperiale.
Atum ha preteso di fare il proprio porco comodo, ma ha scordato un particolare: la fratellanza e l’alleanza tra alcuni regni, è più solida e duratura dei suoi mercenari venduti.

E Sua Maestà Claricee conclude: Il tempo delle ambiguità e delle provocazioni è finito. È giunto il momento per i cittadini imperiali di scegliere da che parte stare: se continuare a essere servi per procura di ONE, oppure opporsi apertamente a costoro assumendosene tutte le conseguenze.



Filangieri redattore KAP Venezia
CC Capo redattore KAP Venezia

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27/01/1474 Lo SRING gioca col fuoco

L'ultima serie di comunicati tra gli ottomani e gli imperiali, rivela una verità imbarazzante: lo scontro non è solo militare, ma culturale. Da una parte, un Sultano che non accetta lezioni di logistica; dall’altra, un Imperatore che pare abbia scambiato la diplomazia per un esercizio di retorica vuota e, francamente, un po’ ignorante.

Il primo passo falso di Sigismondo Alessandro Dei Lante è da manuale del perfetto incompetente, e la recente pubblicazione dei dispacci tra l’Impero Ottomano e lo SRING mette a nudo una realtà diplomatica complessa, segnata non solo da incomprensioni terminologiche ma soprattutto, da una cronologia dei fatti che solleva pesanti interrogativi sulla coerenza del Sacro Romano Impero.

Il primo attrito nasce da una questione di prospettive: nello scrivere al Sultano Zorro94, l’Imperatore Atum utilizza l'espressione "Signore delle terre lontane", ma ciò che per lui voleva essere un omaggio alla vastità dei domini ottomani, è stato recepito dal Sultano come una prova di ignoranza. La risposta del Sultano è stata immediata e tagliente, ricordando a Strasburgo che la vicinanza è misurata dalla velocità dei cavalli e delle navi, non dalle mappe dei palazzi imperiali. Questa mancanza di sensibilità diplomatica ha immediatamente irrigidito i rapporti, svelando la profonda ignoranza degli imperiali, troppo rivolti al proprio ombelico per comprendere la reale portata del potere ottomano. Ma qui non siamo solo di fronte ad una gestione dilettantesca, ma davanti ad una palese e sistematica ignoranza dei confini e della sovranità altrui. Potremmo dire che Atum sia ossessionato dal “cosa fate?” .
E infatti uno dei punti centrali delle lettere inviate dall’Imperatore è una continua, quasi ossessiva, richiesta di chiarimenti sui movimenti ottomani. L'Impero interroga il Sultano, come se quest'ultimo dovesse rendere conto delle proprie rotte commerciali o militari. Peccato che, come sottolineato con fermezza dal Sultano Zorro94, le forze ottomane si trovino nei territori del Regno delle Due Sicilie e non entro i confini imperiali.
Questa pretesa di monitorare e sindacare ciò che accade in casa d'altri rivela una lacuna diplomatica profonda: l'Impero sembra convinto che la propria curiosità sia un diritto universale, ignorando che le relazioni tra il Sultano e il Regno delle Due Sicilie non sono affari che competono a Strasburgo. Chiedere conto ad un sovrano straniero dei suoi spostamenti in terre terze è pura, semplice e prepotente ingerenza, mossa da una totale ignoranza. In poche parole: ad Atum ed alla sua Cancelleria mancano le basi.

L’aspetto più critico dell’intera vicenda riguarda però la giornata del 23 gennaio.
In mattinata, l’Imperatore SRING invia una missiva dai toni concilianti, dichiarando di non nutrire ostilità, sospetto o rancore e appellandosi alla trasparenza. Peccato però che la cronaca dei fatti riportata dal Gran Visir Ragnaros smentisca nei fatti questa distensione: la sera stessa della lettera “pacifica”, l’Imperatore ha formalizzato una richiesta di Auxilium.
Ed è qui che emerge la contraddizione logica: come può un sovrano invocare il dialogo pacifico al mattino e mobilitare risorse belliche la sera stessa? Questa dicotomia suggerisce o una frattura interna alla catena di comando imperiale o una precisa strategia di disorientamento e provocazione ai danni del grande Impero Ottomano e del Regno delle Due Sicilie.

Ma per comprendere meglio, dobbiamo fare piccoli passi sulla cronologia della menzogna per poter svelare l'ipocrisia imperiale. La mattina del 23 gennaio 1474, l’Imperatore Atum scrive una lettera traboccante di rispetto e spirito di trasparenza, giurando di non nutrire sospetti. E’ solo una maschera, maschera che cadrà dopo pochissime ore: la sera stessa, l'Impero richiede ufficialmente un Auxilium, dimostrando che mentre la penna scriveva parole di pace, la mente stava già preparando la mobilitazione. Il Gran Visir Ragnaros ha evidenziato il paradosso temporale: l'Impero ha dichiarato lo stato di allerta prima ancora che gli ottomani si muovessero da Silvi verso Teramo. Questo significa che l'Imperatore non stava reagendo ad una minaccia reale, ma stava fabbricando una crisi basata su supposizioni, o peggio, stava cercando di giustificare un'azione bellica già decisa a tavolino.

A rendere il quadro ancora più grottesco è la giustificazione addotta per questa mobilitazione: la presunta minaccia duosiciliana. Ma di quale minaccia parla l’imperatore, visto che i dati oggettivi sul campo dicono altro? Dall'inizio del suo insediamento, è stato proprio l'Impero a schierare ben cinque eserciti di mercenari sul confine meridionale, a ridosso del territorio duosiciliano. Una mobilitazione massiccia che non trova giustificazione in alcuna azione ostile da parte di Napoli. A questo si aggiunge un fatto gravissimo che mina ogni residua credibilità imperiale: l'aver permesso a sedicenti rivoluzionari di armarsi e stabilirsi proprio su quel confine. Gruppi che non hanno fatto mistero delle loro intenzioni, arrivando a minacciare apertamente la decapitazione della classe dirigente duosiciliana e veneziana. Di quale minaccia va cianciando l’Imperatore, se è lui stesso a foraggiare chi predica il sangue e il rovesciamento dei governi vicini? Quindi, tirare fuori la minaccia R2S per giustificare un Auxilium oggi è un insulto all'intelligenza di qualsiasi osservatore.
Il sospetto, che ormai sta diventando certezza, è che questo modo di fare non sia casuale. La domande quindi è: l'Impero sta forse cercando di creare un diversivo? L'obiettivo? Tenere impegnate le truppe ottomane per favorire l’alleato ONE?

Il dato di fatto è che un sovrano che non sa dove finisce il suo regno e dove inizia quello degli altri, che scrive di pace al mattino per chiedere armi alla sera e che pretende di controllare i movimenti di un Impero straniero in terre non sue, sta provocando un conflitto; va solo appurato se per pura incapacità o per calcolato inganno.

In questo labirinto di bugie, il Sultano ha sfrondato il campo con una domanda semplice e brutale: da che parte state?
La risposta non è arrivata e quel silenzio ha ormai superato i confini delle terre italiche, attirando l’attenzione dei regni stranieri e di tutte le potenze che si oppongono al disegno di ONE. Ormai, il sospetto non è più solo un’ipotesi: in tutto il mondo conosciuto, si guarda con estrema diffidenza a chiunque graviti intorno alla figura dell'Imperatore.
Ma la linea è stata tracciata.
La richiesta di Auxilium appare oggi più che mai non più come una semplice chiamata alle armi, ma un test di fedeltà ad un sistema oscuro. Chiunque, tra i nobili e i regnanti, deciderà di rispondere a quell’appello, non sarà visto come un difensore dell'ordine, ma come un complice diretto di Atum e dei suoi legami con ONE.
Sostenere un sovrano che schiera eserciti contro i proprio vicini, che protegge criminali che minacciano stati sovrani e che scrive di pace mentre prepara la guerra, significa accettare di esserne complici. Il Sultano ha chiesto chiarezza; chi risponderà a quell'Auxilium avrà dato la sua risposta definitiva, marchiandosi indelebilmente come alleato di ONE





Filangieri redattore KAP Venezia
CC Capo redattore KAP Venezia

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24/01/1474 La strategia della provocazione continua e il doppio gioco di Atum.




Il guanto di sfida è stato lanciato.
Con un proclama che scuote le fondamenta del diritto imperiale, l’Imperatore Sigismondo Alessandro Dei Lante (noto ai più come Atum) ha chiamato i vassalli all'Auxilium.
La motivazione ufficiale? Difendere l’integrità dell’Impero dalle presunte ambizioni espansionistiche e dalle alleanze turche del Regno delle Due Sicilie.

Tuttavia, dinanzi a un osservatore terzo che analizzi i fatti con onestà intellettuale, la narrazione imperiale non è solo claudicante, ma è un vero e proprio castello di carte costruito sull'ipocrisia.
Secondo la Magna Carta, l'Auxilium ha natura prettamente difensiva, ma è difficile parlare di difesa quando l’aggressione è stata metodicamente preparata dallo stesso Atum e da tempo. Negli ultimi mesi, infatti, l'Imperatore ha orchestrato una pressione costante su R2S: eserciti mercenari ammassati sui confini duosiciliani e assalti ai danni di inermi cittadini duosiciliani. E’ ormai evidente che il piano sia quello di destabilizzare il sud, provocando continuamente uno stato sovrano e cercando pretesti assurdi per invocare non la difesa, bensì l’attacco dell’Impero ai danni dei vicini.

Il paradosso giuridico sollevato dall'Imperatore è sfacciato: Atum rivendica per sé il diritto assoluto di gestire le proprie province come meglio crede, giungendo ad ospitare a Siena non solo diversi eserciti mercenari, ma anche agitatori e nemici del Regno che invocano il sangue della classe dirigente napoletana e veneziana. Allo stesso tempo, nega al Regno delle Due Sicilie il diritto di difendere i propri confini o di ospitare chi vuole a casa propria.
In breve, Atum non solo pretende di fare il suo porco comodo a casa propria, trasformandola in una base di lancio per sovversivi e nemici del Regno, ma vuole pure dettare legge oltre i suoi confini.

L'accusa di ospitare i turchi è un'inaccettabile ingerenza! Il Regno delle Due Sicilie è una nazione sovrana e può stringere le alleanze che ritiene opportune. Se Atum si arroga il diritto di schierare molti eserciti ed ospitare nemici del Regno a Siena, per quale motivo Napoli non può avere la piena e legittima facoltà di accogliere i propri amici ed alleati turchi a casa propria?

L'Imperatore dimostra una visione della sovranità talmente distorta, da far sorgere un dubbio inquietante: è possibile che un sovrano ignori a tal punto i basilari principi del diritto e della stessa Magna Carta che millanta di proteggere?
In realtà, è difficile credere ad una simile, grossolana ignoranza. E’ molto più probabile che il suo comportamento sia deliberato e serva a coprire una verità molto più amara: ogni sua mossa è un tassello di un piano orchestrato per destabilizzare il sud.
Atum non sta difendendo l'Impero, sta solo eseguendo gli ordini come un cagnolino al guinzaglio di ONE e Meridio.

E infatti, mentre il Capitano Gianni Romane Chave ci racconta gli orrori compiuti in Portogallo, l'Imperatore ha scelto di mobilitare la nobiltà contro chi, come le Due Sicilie, si oppone proprio ad ONE e Meridio.

L’ordine di mobilitazione svela la verità e Venezia resta vigile, perché sembra sempre più chiaro che l'Auxilium non serva a proteggere i sudditi imperiali, ma a schiacciare un regno vicino sulla base di provocazioni auto indotte da quando Atum è stato eletto imperatore ed ubbidendo agli ordini di un'agenda molto più oscura.


Filangieri redattore KAP Venezia
CC Capo redattore KAP Venezia

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10/01/1474 Ambiguità e doppio gioco:ecco perché la coalizione globale contro ONE non può nascere.

Ambiguità e doppio gioco: ecco perché la coalizione globale contro ONE non può nascere.

Negli ultimi mesi la Serenissima Repubblica di Venezia ed il Regno delle Due Sicilie sono stati oggetto di una narrazione distorta, ostile e deliberatamente provocatoria, che li ha dipinti come il “male” da contenere, mentre altrove si consumavano complicità ben più gravi.
Una narrazione alimentata e sostenuta da un potere imperiale che, lungi dal porsi come garante di equilibrio, ha scelto la strada dell’ambiguità sistematica.

Se il predecessore dell'attuale Imperatore, Didicus, aveva stretto patti opachi con ONE per vendette ed interessi personali - patti che la storia ha già ampiamente giudicato - va almeno ricordato che, nel momento della resa dei conti, egli tentò di porvi rimedio, stracciando l’accordo tra Stiria ed ONE e consentendo agli eserciti serenissimi di sconfinare per contrastare apertamente l’organizzazione. Un gesto tardivo, certo, ma sicuramente inequivocabile.

L’attuale imperatore, invece, sembra muoversi secondo una logica che sfugge persino ai più indulgenti osservatori. Se non guidato da una lucida strategia, resta difficile non attribuire le sue scelte ad una pericolosa miscela di superficialità e irresponsabilità politica.
I fatti, ormai, sono troppi per essere ignorati.
E' stato consentito a sedicenti rivoluzionari, apertamente inneggianti alla guerra contro il Regno delle Due Sicilie, di attraversare liberamente le province imperiali per armarsi e fare base a Siena, la provincia più meridionale dell’Impero, direttamente confinante con il territorio duosiciliano.

Non è stato impedito che proprio a Siena si concentrasse un numero crescente di personaggi noti per le loro posizioni minacciose ed ostili verso il Regno.
Si è assistito all’invio di eserciti imperiali composti solo da mercenari che, fino a poco tempo prima, avevano venduto la propria spada a ONE. E a rendere il quadro ancora più grave, quegli stessi eserciti mercenari sono stati pizzicati mentre, su un nodo compreso tra Santa Fiora (Siena) e L’Aquila (R2S), assaltavano e derubavano una cittadina duosiciliana.
Un episodio documentato, che smentisce del tutto e nei fatti la retorica dell’ordine e della sicurezza più volte evocata dall’Imperatore nei suoi comunicati.
Se questo è l’ordine di cui si va cianciando, appare evidente che si tratti di un ordine che vale solo per gli altri e non per chi agisce sotto l’ombrello imperiale, ovvero quei mercenari che sono tollerati ed apertamente favoriti dal potere imperiale anche in presenza di atti apertamente ostili o criminali ai danni di uno Stato sovrano confinante.

Il tutto accompagnato da dichiarazioni avventate, apertamente ostili e ricche di fantasia nei confronti sia di Venezia sia delle Due Sicilie.

Negli ultimi giorni, come se tutto questo non bastasse, si è giunti all’acme della farsa: il passaggio di un esercito polacco filo ONE sul suolo imperiale e non esercito AEGIS - coalizione balcanica, alleata di Venezia e del Regno delle Due Sicilie - che combatte ONE ed è la forza che ha messo in fuga il piccolo manipolo presente su territorio imperiale.

Non è AEGIS quella che oggi attraversa l’Impero, ma è ONE che - ancora una volta - è libero di pascolare su suolo imperiale, protetto da una copertura politica che rasenta il grottesco.

A completare un quadro già infimo e ben poco lusinghiero, riemerge una figura che la memoria collettiva non ha dimenticato: Clovis, ex consigliere di Lorena, ma sopratutto pirata.

Grazia concessa dall’allora reggente Bossa - moglie di Didicus - in un contesto elettorale che oggi appare, senza mezzi termini, come un lapalissiano voto di scambio.
Una grazia concessa ad occhi chiusi, mentre Clovis portava sulle spalle un curriculum criminale inequivocabile: membro degli Scorpioni di Sale, Clovis ha messo a ferro e fuoco Atlantico e Mediterraneo per mesi, affondando decine e decine di navi. La sua caracca fu tra quelle giunte ad Orbetello per le riparazioni delle flotte ONE, nell’ambito del famigerato accordo segreto tra Didicus e Justinian. Un accordo di cui pagò un prezzo salato solo il pesce più piccolo: l’allora reggente senese Caterinella.

Clovis, macchiatosi dei più infami delitti, è stato graziato in piena corsa alle elezioni imperiali ed eletto in Consiglio per il tempo strettamente necessario a sostenere l’amico Atum; poi è scomparso.
Oggi, a distanza di un paio di mesi, riappare dove lo si è sempre trovato: in mare, accanto ad ONE, a bombardare uno Stato sovrano. Questa volta il Portogallo.

Davanti a questo scenario, una riflessione s’impone a tutti coloro che invocano una grande alleanza contro ONE: una coalizione reale non può nascere sull’ambiguità e non può includere chi copre, protegge o giustifica ONE. Non può tollerare doppi giochi, alterazioni della realtà, mistificazioni ed omissioni, oltre che narrazioni di comodo.

Esistono inoltre ambiguità strutturali che rendono, allo stato attuale, impraticabile qualsiasi alleanza totale. Quando, all’interno della stessa sfera di potere, convivono ruoli istituzionali e legami diretti con figure operative schierate con ONE, la questione non è solo morale, ma diventa politica perché vengono meno le condizioni minime di fiducia, trasparenza e soprattutto separazione dei fronti.

Se non si recidono le ambiguità, se non si esclude l’Impero - oggi di fatto complice - da qualsiasi alleanza contro ONE, se ogni Stato non fa chiarezza al proprio interno e non assume una posizione cristallina, allora non esisterà mai una coalizione totale.

La Serenissima Repubblica di Venezia, dal canto suo, può contare su alleati forti, coesi e soprattutto non ambigui.
Ed è da questa chiarezza che, se davvero lo si vuole, dovrà partire ogni futura resistenza credibile contro ONE.

Filangieri redattore KAP Venezia
CC Capo redattore KAP Venezia

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29/12/1473 Risultati del primo turno delle elezioni reali


Risultati del primo turno delle elezioni reali :

NomePercentuale
elensoir100 %

elensoir ha riportato la maggioranza assoluta delle preferenze!

+

Cours

Product Price Variation
Loaf of bread 4.56 -0.28
Fruit 9.92 0
Bag of corn 3.7 0.87
Bottle of milk 9.48 0.11
Fish 20.26 0.06
Piece of meat 12.25 0.13
Bag of wheat 10.89 -0
Bag of flour 12.88 1.64
Hundredweight of cow 20.53 0.33
Ton of stone 10.44 -0
Half-hundredweight of pig 15.41 0.05
Ball of wool 10.86 -0.14
Hide 16.32 -0.06
Coat 49.5 0
Vegetable 9.38 -0.18
Wood bushel 4.19 0.08
Small ladder 20.18 0
Large ladder 68.02 0
Oar 20 -0
Hull 36.49 0
Shaft 8.16 -0.14
Boat 99.33 0.63
Stone 18.32 -0.11
Axe 150.74 0
Ploughshare 38.44 0
Hoe 30 0
Ounce of iron ore 11.52 0.2
Unhooped bucket 21.88 0
Bucket 37.73 0
Knife 17.89 0
Ounce of steel 49.04 -0.06
Unforged axe blade 53.91 0
Axe blade 116.44 0
Blunted axe 127.79 -2.51
Hat 53.38 0.08
Man's shirt 119.57 0.12
Woman's shirt 121.14 0
Waistcoat 141.4 0
Pair of trousers 74.61 -0.09
Mantle 257.82 0
Dress 265.04 -0.2
Man's hose 45.63 -0
Woman's hose 44.32 0
Pair of shoes 27.53 -0.01
Pair of boots 86.57 0
Belt 45.2 -0
Barrel 12.02 0
Pint of beer 0.82 0
Barrel of beer 66.51 2.5
Bottle of wine 1.66 0
Barrel of wine N/A N/A
Bag of hops 19.34 0
Bag of malt 10 0
Sword blade 101.19 0
Unsharpened sword 169.69 0
Sword 146.48 -0.07
Shield 36.91 0
Playing cards 73.55 -0
Cloak 180.72 0
Collar 68.35 -0.06
Skirt 135.35 0
Tunic 222.36 0
Overalls 115.73 0
Corset 117.2 0
Rope belt 53.86 0
Headscarf 60.73 0
Helmet 164.91 0
Toque 48.61 0
Headdress 79.65 0
Poulaine 64.02 0
Cod 11.36 0
Conger eel 12.81 0
Sea bream 18.31 0
Herring 17.43 0
Whiting 17.42 0
Skate 12.16 0
Sole 18.11 0
Tuna 12.51 0
Turbot 18.02 0
Red mullet 16.53 0
Mullet 12.47 -0
Scorpionfish 20.5 0
Salmon 16.51 0
Arctic char 12 0
Grayling 14.77 0
Pike 17.6 0
Catfish N/A N/A
Eel 15.09 0
Carp 17.98 0.03
Gudgeon 17.68 -0.04
Trout 17.51 0
Pound of olives 13.38 0
Pound of grapes 9.18 0
Sack of barley 10.67 0
Half-hundred weight of goat carcasses 18.99 0
Bottle of goat's milk 12.81 0
Tapestry 143.6 0
Bottle of olive oil 121.94 -0
Jar of agave nectar N/A N/A
Bushel of salt 19.89 0
Bar of clay 3.43 -0
Cask of Scotch whisky 93.32 -0
Cask of Irish whiskey 131.27 0
Bottle of ewe's milk 10.57 0
Majolica vase 10 0
Porcelain plate N/A N/A
Ceramic tile N/A N/A
Parma ham 84.97 0
Bayonne ham 34.65 -0
Iberian ham 70.28 0
Black Forest ham 54.72 0
Barrel of cider 51.16 0
Bourgogne wine 76.22 0
Bordeaux wine 60.89 0.31
Champagne wine 141.21 -5.25
Toscana wine 33.69 0
Barrel of porto wine 87.44 0
Barrel of Tokaji 163.71 0
Rioja wine 159.19 0
Barrel of Retsina 36.79 -0
Pot of yoghurt 85.17 -0
Cow's milk cheese 77.07 0
Goat's milk cheese 85.06 2.5
Ewe's milk cheese 52.26 0
Anjou wine 50.88 -0
Ewe carcass 15.03 0
Mast 456.7 0
Small sail 215.71 0
Large sail 838.79 0
Tumbler of pulque N/A N/A
Jar of pulque N/A N/A